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Siede ai piedi del letto, ha un fiato di nebbia,
muta il vino in veleno, la carezza in rabbia,
è un ospite antico, un tiranno d'inverno,
che scava nel petto un oceano eterno.
Ti dice: «Sei fango, sei ombra sbiadita»,
e cuce col ghiaccio ogni strappo di vita.
Ha dita d'inchiostro che macchiano il giorno,
trasforma ogni stanza in un vuoto ritorno,
ti ruba lo sguardo, ti spegne la voce,
e fa della pelle una ruvida croce.
Ti senti spezzato, un’argilla che cede,
mentre il mostro banchetta con la tua fede.
Ma il mostro ha un terrore, un segreto tremendo:
non regge l’amore che stiamo vivendo.
Lui trema se io ti stringo le dita,
perché il nostro patto è più forte di ogni ferita.
Tu non sei metà, sei l’altare e la fiamma,
la rima che vince ogni pianto e ogni dramma.
E se il mostro grida "il mare è profondo",
noi lo navigheremo conquistando il mondo.
Con le unghie e col cuore, tra il fango e la gloria,
strapperemo ogni pagina a questa memoria.
Perché se l'abisso mi vuole in prigione,
il tuo amore è la chiave, la mia sola ragione.